Anteprima — Palloni scoppiati
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Palloni scoppiati
Ludovico Petravitti e i suoi amichetti temevano quell’uomo come Sant’Agostino temeva i Vandali, i monaci irlandesi i Vichinghi, i baresi e gli amalfitani i pirati moreschi, o l’ex attore ucraino Zelensky i Russi di Vladimir Putin e compagnia bellica! Ogni volta che poteva, infatti, quel vecchietto gli acchiappava il pallone e, con un sorrisetto maligno dipinto sul viso raggrinzito, glielo scoppiava con un coltellino—un temperino, a essere esatti; ma Ludovico e i suoi amichetti, figli dell’era dei computer e della cibernetica nelle scuole, non sapevano neppure che cosa fosse una matita. L’attempato signore si aggirava furtivo nei giardinetti e nei parchi, come un maniaco sessuale degli anni ‘50 del secolo scorso, ma non aveva pulsioni esibizionistiche. Al contrario, aveva istinti esplosivi: non si era salvata neppure una di quelle sfere, fossero esse di cuoio, plastica, o un mix avveniristico di sostanze chimiche diverse e cuciture a basso costo fatte da bambini pachistani o indiani incatenati al loro tavolo di lavoro. La globalizzazione, si sa, non scherza; proprio come il pensionato scoppiapalloni in questione.
Ludovico e i suoi amichetti ne avevano parlato con i genitori, il vigile urbano, i maestri di scuola. Stranamente, però, nessuno di quegli adulti sembrava aver fatto alcunché di concreto per redarguirlo, multarlo, frenarlo o fermarlo. Chissà poi perché? Era forse un parente del Presidente della Repubblica? Un ex segretario personale del Papa? Un eroe di guerra? Ludovico e i suoi amichetti non lo sapevano, né i loro genitori, maestri e tantomeno il vigile del quartiere avevano voluto rivelare loro la verità. La quale è talmente triste, che, quasi quasi, non vorremmo neppure noi farla sapere al lettore (o lettrice). Tuttavia, visto che già un cenacolo precedente non ha fatto altro che attizzare il fuoco della curiosità senza quindi estinguerlo in maniera dovuta e cortese, ci sembra essere una sorta di male minore il comunicare il motivo compassionevole di quel comportamento manifestamente distruttivo e apparentemente odioso.
Il vegliardo, tantissimi anni prima, aveva avuto un figlio, da lui amato con tutto il cuore. Un giorno, giocando a pallone con il suo caro bimbo, lo colpì alla testa con la sfera (di cuoio). Il figlioletto, intontito, perse l’equilibrio, cadde a terra e, a terra, sbatté una tempia contro un sasso, morendo sul colpo. Da quel giorno, il padre, impazzito dal dolore, si promise di vendicarsi di tutti i palloni, ovunque si trovassero, a chiunque appartenessero, e di qualunque colore e materiale fossero fatti. A ogni pallone scoppiato, il povero pazzo sussurrava, senza che nessun altro lo riuscisse a sentire: «non respiri più neanche tu, maledetto assassino!»
Tratto da: Giorgio Baruchello & G. Roberto Buccola, Vita, malasorte e cenacoli di Ludovico Petravitti. Un romanzo da sogno (Palermo: Carlo Saladino Editore, 2026), pp.239-240
Fotografia: Soccer Ball in Washington (11465561575), Jason Goldstein/NOAA Marine Debris Program, luglio 2012. Flickr (20 dicembre 2013), via Wikimedia Commons. CC BY 2.0; nessuna modifica. No claim to US Government work.